Venerdi, 30 Luglio 2010
Non saremo vittime di un delitto mediatico
C
i ha fatto veramente piacere leggere in questi ultimi giorni gli articoli che Avvenire ha dedicato alla sempre più difficile situazione in cui versano i settimanali diocesani dallo scorso aprile, quando il governo ha abolito improvvisamente e improvvidamente tutte le agevolazioni alle spedizioni postali. È un segno d'attenzione prezioso, tanto più considerando il silenzio tombale di quotidiani, televisioni, movimenti, intellettuali che di solito non perdono occasione per stigmatizzare ogni “attentato” alla libertà di stampa in Italia. Ma costringere tante testate locali a chiudere o a ridimensionarsi togliendo loro risorse economiche da un giorno all’altro, non è forse un modo per minare la libertà di stampa e per mettere il bavaglio a tante voci libere?Dopo aver provato in tutti i modi a stringere i denti, alcune testate sono oggi costrette ad uscire una settimana sì e una no; altre hanno ridotto il numero di pagine e le collaborazioni esterne; altre ancora hanno deciso di chiudere per ferie dando appuntamento a settembre ai loro lettori. Avvenire ha efficacemente sintetizzato la situazione in due sole parole: quello a cui stiamo assistendo è un delitto mediatico, che mette a repentaglio giornali che da oltre un secolo non sono solo voce autorevole e impegnata del mondo cattolico, ma fanno parte della vita e della storia d'Italia.
A tutt'oggi, i tavoli tecnici avviati dalla presidenza del Consiglio dei ministri per trovare una soluzione sono arenati. Tutto è fermo. Nessuno ne parla più. Dove sono i nostri parlamentari, dov’è il governo che si era impegnato a trovare una soluzione? Sappiamo bene che il mondo dei giornali diocesani è variegato. Tra le oltre 180 testate c’è chi stampa 20 mila copie la settimana e chi ne stampa mille. Forse per quest’ultime la strada del volontariato è l’unica soluzione. Ma attenzione a minare le nostre aziende, fatte da professionisti e che ragionano anche in termini di costi e di ricavi. Noi chiediamo di poter contare su un servizio essenziale per arrivare direttamente nelle case. E questo a un costo equo, non pagando da un giorno all'altro più del doppio. Chiediamo troppo?
Il capogruppo del Pdl alla camera Maurizio Gasparri, interpellato da Avvenire, ha promesso un impegno diretto e personale: lo ringraziamo, e rimaniamo in (scettica) attesa dei risultati. Nel frattempo noi continueremo, settimana dopo settimana, a tenere fermo il nostro patto di fiducia con i lettori. Per chi vuol bene a Gente Veneta, ci sono molti modi per farci sentire l'attenzione e la vicinanza in questa battaglia di libertà: sottoscrivere un abbonamento, impegnarsi nella diffusione del giornale nelle proprie comunità parrocchiali, sostenerci con la pubblicità, farsi portavoce di questo appello presso i rappresentanti politici d'ogni colore a cui abbiamo dato fiducia. Da parte nostra non smetteremo di alzare la voce: se questo è un delitto mediatico, non abbiamo alcuna intenzione di esserne le vittime passive.
Sandro Vigani
Tratto da GENTE VENETA, n.30/2010
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ra i 230 e i 300 euro per una doppia. Almeno 350 euro (in media) per una stanza singola. Peccato, però, che il costo non sia sempre all'altezza – o meglio, alla “bassezza” - di quanto offerto. «Nell'ultimo appartamento in cui ho vissuto l'impianto di riscaldamento non era a norma: rischiavamo di saltare in aria da un momento all'altro. Ed eravamo in nero, ovviamente».
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ingrazio i miei che mi hanno fatto battezzare, insegnato a fare il segno della croce quando ancora non sapevo parlare e a dire il Padre Nostro e l'Ave Maria appena riuscivo a farmi capire. Mi hanno mandato ogni domenica alla Messa del Fanciullo e al catechismo, quando il catechismo si chiamava “lezione di dottrina cristiana”, si faceva sul testo di Pio X e il catechista, un giovane grande … (continua)
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