Sabato, 31 Luglio 2010 | Intervista
Scout: le virtù battono Facebook
N
el '68 l'obiettivo era abbattere “paracarri”: le convenzioni sociali, l'autorità dei genitori, i vincoli alla sessualità... Sgonfiatosi il '68, l'obiettivo – con motivazioni diverse – è rimasto lo stesso, abbattere “paracarri”: la famiglia tradizionale istituita dal matrimonio, la sessualità legata all'amore, la rigidità delle conoscenze e dei canali mediante cui le si costruisce...Nel 2010, in un mondo sempre più “sciolto” così da poter essere sempre più a portata di click, in un contesto di rapporti interpersonali e affettivi sempre più fluido per garantire il maggior numero possibile di opportunità, c'è chi va un po' controcorrente e, anziché abbatterli, si dà da fare per fare manutenzione ai “paracarri”.
La sfida? Educare all’amore. E lo fa nella convinzione che i “paracarri” non frenano e non limitano la libertà; semmai aiutano a non scivolare e a non perdere il sentiero. Insomma: servono a costruire un'esistenza libera e felice.
Questi manutentori di “paracarri” sono gli scout dell'Agesci. A rappresentarli, da due anni, è un veneziano, Alberto Fantuzzo. Presidente nazionale insieme alla torinese Paola Stroppiana (le cariche dirigenziali dell'associazione, a tutti i livelli, sono “in diarchia”, affidate ad un uomo e a una donna), l'aveva già annunciato all'inizio del suo mandato, in un'intervista a GV: educare all'amore e all'affettività è una delle sfide cruciali per l'Agesci oggi.
A metà del suo mandato, Fantuzzo fa il punto su questa sfida che, d'altro canto, non è solo degli scout ma di tutta la società d'oggi: come aiutare i ragazzi a trovare un equilibrio quando essi hanno la sensazione di potere fare sempre di più, in ogni campo, e al tempo stesso hanno la percezione di una fragilità crescente, dell'inconsistenza di ogni appiglio?
Oggi si crede che tutte le esperienze siano valide. «Abbiamo cominciato a lavorare su questi temi in campo nazionale – risponde Fantuzzo – proprio perché registriamo una fragilità di fondo e, spesso, un'umanità ferita. E' vero: c'è maggiore superficialità nelle relazioni interpersonali, così come c'è maggiore superficialità nell'individuare percorsi di identità di genere in una società che tende a considerare tutti sullo stesso piano e tutte le esperienze valide comunque, perché sono esperienze di passaggio».
Quel che si osserva, anche guardando i giovani scout, è che i loro mondi sono sempre più estesi, ma sempre più piatti: «Fanno fatica a vivere le relazioni. Le loro emozioni le vediamo su facebook, ma è difficile tirargliele fuori nel dialogo interpersonale. Usano “protesi tecnologiche”, si fanno filtrare dal computer e dal cellulare per non rivelarsi fino in fondo. Mostrano una grande autonomia apparente e superficiale, ma c'è poca autonomia profonda».
«Facciamo riemergere i desideri profondi». C'è tanta voglia di relazione, insomma, ma i rapporti sono fragili, vengono vissuti più tramite i social network che nella realtà, e quando diventano reali spesso non durano. Oppure si impantanano nell'esigenza ossessiva che i ragazzi manifestano: quella di apparire, di essere approvati e accettati o di essere sempre al centro dell’attenzione.
«Accelerare – conferma Fantuzzo – e bruciare le tappe è un loro bisogno. Ma cosa si nasconde sotto questo bisogno, in campo affettivo? Noi crediamo ci sia un desiderio profondo di relazione, di coccole, di affettività, di tenerezza, di comprensione, di ascolto... C'è un desiderio profondo e noi vogliamo risvegliare questo desiderio profondo, farlo emergere. Altrimenti ciò che appare è solo il bisogno di ogni ragazzo di essere tanto quanto gli altri o un po' più degli altri».
Alla deriva seducente della superficialità ci si può sottrarre – propone il presidente nazionale – riscoprendo parole un po' dimenticate. Per esempio “coraggio” e “virtù”: «Ci pare di intuire che, in un cammino di educazione all'amore, occorra proporre percorsi e opportunità educative ai ragazzi con grande coraggio, perché loro in realtà ci chiedono cose alte, profonde. Ci chiedono cioè dove trovare un senso profondo alla loro vita e noi dobbiamo qualificare in questo senso la nostra proposta».
La riscoperta di coraggio e virtù. «Osservando le loro richieste e le loro espressioni – conclude il presidente nazionale dell'Agesci – abbiamo capito che possiamo osare di più, che possiamo avere coraggio di proporre loro cose importanti in termini di giustizia, identità, riscoperta di se stessi, gratuità, servizio..., riscoprendo le loro virtù. La parola virtù ci è piaciuta molto». Gli scout hanno cominciato a scriverla su ogni paracarro cui fanno manutenzione.
Giorgio Malavasi
Tratto da GENTE VENETA, n.30/2010
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ra i 230 e i 300 euro per una doppia. Almeno 350 euro (in media) per una stanza singola. Peccato, però, che il costo non sia sempre all'altezza – o meglio, alla “bassezza” - di quanto offerto. «Nell'ultimo appartamento in cui ho vissuto l'impianto di riscaldamento non era a norma: rischiavamo di saltare in aria da un momento all'altro. Ed eravamo in nero, ovviamente».
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ingrazio i miei che mi hanno fatto battezzare, insegnato a fare il segno della croce quando ancora non sapevo parlare e a dire il Padre Nostro e l'Ave Maria appena riuscivo a farmi capire. Mi hanno mandato ogni domenica alla Messa del Fanciullo e al catechismo, quando il catechismo si chiamava “lezione di dottrina cristiana”, si faceva sul testo di Pio X e il catechista, un giovane grande … (continua)
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