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Venerdi, 16 Luglio 2010

Redenti... cioè?


Q

uale significato ha, oggi, l'antica festa del Redentore? E' possibile rileggerla in continuità col passato e al tempo stesso cogliere un messaggio attuale per la Chiesa di Venezia?
Essa pone la comunità cristiana di fronte all'evento pasquale - la morte e risurrezione di Gesù - mediante il quale Dio Padre ha donato la salvezza agli uomini. Questa risposta è corretta, ma occorre approfondirla se vogliamo comprendere le implicazioni concrete che ha per la vita cristiana. Infatti la parola “salvezza”, che usiamo spesso nel nostro linguaggio religioso, rischia di essere interpretata in maniera riduttiva o addirittura, come ogni altra parola troppo inflazionata, di diventare umanamente insignificante. Paradossalmente l'evento che sta a fondamento della fede cristiana rischia così di non dire più parole comprensibili all'esistenza cristiana.
La “salvezza” che Gesù ha portato nel mondo non ha soltanto un significato morale (liberazione dalla colpa), né può essere letta solo dentro una riflessione di carattere spiritualistico che la allontana dal terreno delle nostre esistenze. Non è neppure esclusivamente la promessa di una vita futura di beatitudine e di pace dopo la morte, per quanti hanno cercato di vivere un vita buona.
La “salvezza” che Gesù ci ha ottenuto consegnandosi alla croce ci raggiunge “qui ed ora”. Noi cristiano oggi, col battesimo, siamo donne, uomini “salvati”. La salvezza è certamente un'esperienza spirituale, perché è nello spirito che si gioca il senso pieno dell'esistenza. Ma “spirituale” non vuol dire astratta o legata a qualche misterioso ambito della coscienza, privata. La “salvezza” è un'esperienza concreta, che riguarda direttamente tutta la nostra umanità. E' integrale: orienta le nostre relazioni, dà senso alle nostre sofferenze e alle nostre gioie, conduce ad impegnarsi quotidianamente per costruire il regno di Dio.
L'uomo salvato da Dio attraverso la morte e la risurrezione di Cristo è un uomo nuovo, la cui vita è centrata sull'incontro col Redentore che, ben lontano dal mortificare la persona, fa dell'esistenza umana un'esperienza di liberazione. Si irradia sulle relazioni che la persona costruisce: “entra” nel lavoro, nella famiglia, nella scuola, nella politica, nel tempo libero… e libera le straordinarie potenzialità dell'uomo, lo aiuta a ricuperare gli spazi della propria umanità che le scelte sbagliate o il peccato del mondo hanno oscurato.
In dramma del cristianesimo attuale del mondo occidentale – quello che ha spinto papa Benedetto ad istituire un Consiglio per la rievangelizzazione dell'Occidente guidato da monsignor Rino Fisichella” - è proprio la separazione tra fede e vita, la riduzione della fede in un fatto privato ed essenzialmente morale, che non incrocia più le strade concrete lungo le quali scorre l'esistenza.
I veneziani con il loro Doge e il loro Patriarca decisero di combattere la peste affidandosi al Redentore proprio perché vivevano la peste come un fatto spirituale prima ancora che fisico, che minava realmente l'orizzonte spirituale della vita delle persone e della città di Venezia. E innalzando a Cristo il tempio del Redentore, riconoscevano il carattere integrale della “salvezza”, come evento spirituale che raggiunge però ogni spazio dell'esistenza umana.

Sandro Vigani
Tratto da GENTE VENETA, n.28/2010

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    ra i 230 e i 300 euro per una doppia. Almeno 350 euro (in media) per una stanza singola. Peccato, però, che il costo non sia sempre all'altezza – o meglio, alla “bassezza” - di quanto offerto. «Nell'ultimo appartamento in cui ho vissuto l'impianto di riscaldamento non era a norma: rischiavamo di saltare in aria da un momento all'altro. Ed eravamo in nero, ovviamente».
      (continua)