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Giovedi, 1 Luglio 2010

Legge "bavaglio" un passo falso per la democrazia


P

agine bianche ed emittenti mute. Alla legge che imbavaglia, la stampa risponde con il silenzio. Lo sciopero del prossimo 9 luglio (8 per la carta stampata), indetto dalla Federazione nazionale della stampa italiana, è un’iniziativa di protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche.
La nuova legge dovrebbe dare risposte a un’esigenza primaria e condivisa: mettere al centro il rispetto della persona, salvaguardando però due pilastri fondamentali della democrazia, tali a prescindere da ogni collocazione politica, vale a dire l’indipendenza della magistratura e la libertà dell’informazione. La giornata del silenzio vuole richiamare l’attenzione sulla vera posta in gioco, non certo con l’intento di alimentare una guerra tra “caste”.
Siamo consapevoli che in questi anni su giornali e tv più volte si è confusa la libertà di informazione con la violazione della riservatezza e l’attacco alla dignità delle persone, piegando le notizie a interessi e obiettivi che niente avevano a che fare con le notizie stesse, scatenando talvolta anche veri e propri processi mediatici. Tutto questo richiama la nostra categoria a una maggiore responsabilità e senso dell’equilibrio, ma non giustifica alcuna legge che tenda a mettere il bavaglio agli organi dell’informazione.
Di conseguenza, anche noi riteniamo che il provvedimento presenti troppi lati oscuri per poter essere condiviso nella sua attuale formulazione e rischi di compromettere, prima ancora che la libertà dei giornalisti di compiere il proprio lavoro, il diritto dei cittadini a una corretta informazione. Avanziamo, anche insieme ad altri direttori e redattori di settimanali diocesani del Nordest, le nostre critiche senza intento polemico, ma con fermezza. E con la chiara volontà di voler contribuire al dibattito democratico nel nostro paese.
Il provvedimento vieta la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, degli atti processuali relativi a intercettazioni. E ciò fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche nell’ipotesi in cui tali atti non siano più segreti in quanto già portati alla conoscenza degli indagati. La violazione del divieto di pubblicazione è sanzionata molto severamente; non solo nei confronti del giornalista e del direttore della testata, ma anche nei confronti dell’editore, creando un meccanismo di censura “a catena”.
Con la nuova legge, dunque, nessuna delle vicende processuali di cui oggi si parla con tanta insistenza avrebbe potuto essere pubblicata. E, nel silenzio generale, il male dell’illegalità non potrebbe che accrescersi e degenerare. E’ dovere della stampa vigilare rispetto al diffondersi di questi comportamenti, svolgendo in questo un ruolo anche scomodo.
(...) E’ pertanto difficile non sospettare che l’irrigidimento dei vincoli alla stampa sia originato, più che da una oggettiva analisi, dal desiderio di voler alzare ancora una volta un muro a difesa del potere. Invece, in una democrazia vera, chi detiene il potere deve essere pronto a rendere ragione con trasparenza e immediatezza del proprio operato.
Auspichiamo che nella discussione alla Camera queste preoccupazioni siano tenute nel debito conto, e che non si faccia fare un passo falso alla nostra democrazia. Oltre a quelli che, per quanto riguarda le nostre testate locali, sono già stati compiuti con i tagli dei contributi e con l’aumento delle tariffe postali.
I direttori e i redattori dei settimanali diocesani di Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Belluno, Vittorio Veneto e Trento


Tratto da GENTE VENETA, n.26/2010

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  • Commenti (2) - Aggiungi il tuo commento
  • antonio l.c.
    Sabato, 10 Luglio 2010 | 10:39
    legge "bavaglio" 2
    ...... la prima parte, quella che riguardava le pene pecuniarie fa parte di una legge già in vigore ed è stata approvata il 25 settembre 2006 quando c'era il Governo Prodi !!!! Ho provato a chiedere in giro ma nessuno si ricorda di una campagna mediatica dell'epoca sotto le insegne della lotta contro la legge bavaglio. La seconda parte che fa inorridire tutti quelli che in questi giorni sono andati in piazza con cerotti e bende sulla bocca e poi hanno scioperato contro questa legge bavaglio che sarebbe un passo falso per la democrazia, è ricavata dal programma del PD alle ultime elezioni del 2008 e attualmente valido per quel partito per quel che ne sappiamo. Lo stesso partito peraltro che oggi si straccia le vesti contro le loro stesse convinzioni. Ma Bersani ha letto il programma del PD? Se a questo aggiungiamo che prima della ribalta delle intercettazioni non mancava certo la stampa libera e ottima "penso a Montanelli e non solo", vogliamo abbandonare le ipocrisie? Con rispetto
     
  • antonio l.c.
    Sabato, 10 Luglio 2010 | 10:28
    legge "bavaglio" 1
    Vorrei chiedere cortesemente un parere ai direttori e redattori dell'articolo in questione. E' giusto che sia prevista una pena per illecita diffusione di dati di intercettazioni - ai direttori ed agli editori in solido di 50 cent. per ogni copia stampata ovvero da 50 mila a 1 milione di euro per diffusioni a mezzo radionico, televisivo o telematico con minimo di 20 mila euro - ? E' democraticamente giusta la norma che prevederebbe - il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell'udienza preliminare e delle indagini..... e sarebbe necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamnte il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali -? C'è un piccolo particolare che non è sempre stato correttamente divulgato in questi giorni.....
     
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    T

    ra i 230 e i 300 euro per una doppia. Almeno 350 euro (in media) per una stanza singola. Peccato, però, che il costo non sia sempre all'altezza – o meglio, alla “bassezza” - di quanto offerto. «Nell'ultimo appartamento in cui ho vissuto l'impianto di riscaldamento non era a norma: rischiavamo di saltare in aria da un momento all'altro. Ed eravamo in nero, ovviamente».
      (continua)