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Martedi, 2 Febbraio 2010

I 150 anni della Clarisse alla Giudecca


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a centocinquant’anni il cantico di lode che risuona eternamente nelle sedi celesti si eleva da un angolo quasi sconosciuto dell’isola della Giudecca, il monastero della Santissima Trinità.
Le Clarisse festeggeranno questa ricorrenza il 9 febbraio insieme al Patriarca Angelo Scola con una santa messa alle ore 9, cui potrà partecipare chiunque voglia condividere nella preghiera questa celebrazione festosa.
Le lodi del Signore costituiscono il centro e il culmine della vita del monastero.
Quando Augusta Nicola... La liturgia dà il ritmo a tutta la giornata delle Clarisse e poiché è “la voce della Sposa stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo in unione al suo Corpo eleva al Padre”, la sua celebrazione è la principale preoccupazione di tutte le Sorelle, consapevoli che “rendendo lode a Dio, stanno davanti al trono di Dio in nome della Madre Chiesa”.
Un vero e proprio raggio di luce che si proietta nel tempo e nello spazio, una lampada accesa nella storia e posta come faro per richiamare agli alti valori dello spirito.
L’erezione canonica del monastero avvenne in forma solenne centocinquant’anni fa, il 9 febbraio 1860, ma la comunità di monache si costituì il 14 febbraio 1828, quando una signorina muranese di 36 anni, Augusta Nicola, innamorata di Dio e assetata della sua gloria e del bene delle sue anime, seguì l’ispirazione divina di lasciare la sua isola e iniziare con una compagna di ideali, Elisabetta Fantini, una vita di consacrazione e di servizio a Dio,
Prima fecero le lavandaie e le stiratrici. In una casetta di Calle del ponte Longo, vicino ai Padri Cappuccini del Redentore, le due ragazze cominciarono a vivere da religiose. San Francesco era stato prima eremita poi minorita, alternando la contemplazione alla vita apostolica. Esse fecero il contrario. Pur puntando ad una futura vita claustrale, per il momento si diedero alla preghiera, a visitare malati e al catechismo dei bambini. Per mantenersi, prima fecero le lavandaie e le stiratrici, poi si diedero a cucire le cosiddette “pazienze” o scapolari che vendevano agli Scalzi per gli iscritti del loro Terz’Ordine.
Ben presto dovettero passare in un’altra casa, dove col permesso di padre Cherubino, che dirigeva le loro anime, indossarono l’abito di suore francescane ma, essendo ancora semplici Terziarie Francescane, sopra il saio posero un traversone legato alla cintola.
L’erezione canonica avvenne con un rito solenne presieduto dal cardinale Patriarca Angelo Ramazzotti il 9 febbraio 1860.
Le monache oggi. Attualmente la Comunità è formata da sette consorelle che, conservando nella fedeltà l’eredità spirituale di Madre Augusta e di Santa Chiara, si sentono chiamate ad accogliere il lieto annuncio del Vangelo e si sentono inserite nel cammino della Chiesa di Venezia.
La lampada accesa da madre Augusta è passata di mano in mano, da cuore a cuore e nell’alternarsi di tempi e di prosperità e di prove, la Comunità ha potuto tenere ininterrottamente alimentata la fiamma con la preghiera e il sacrificio.
La chiesa e la piccola foresteria sono aperte a quanti chiedono di condividere con le Sorelle i momenti di preghiera: Eucaristia e Liturgia delle Ore. La loro clausura è una barriera contro il male, non contro l’amore.

Daniela Ghio


Tratto da GENTE VENETA, n.4/2010

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