Venerdi, 22 Gennaio 2010
Il welfare buonista
non fa giustizia
I
l tema di una riforma del nostro sistema di welfare va al più presto posto all'ordine del giorno, perché così come è strutturato oggi rischia di non rispondere alle esigenze per le quali è stato creato, se non addirittura di provocare vere ingiustizie o comunque discriminazioni tra cittadini. In una società mutata non solo dal punto di vista delle condizioni di vita e lavorative, ma anche per la diversa composizione della popolazione - gli immigrati ormai hanno toccato anche a Venezia il 10% - è necessario chiedersi come venire incontro alle vere necessità dei più deboli creando equità ed evitando tensioni alimentate da un presunto “diritto di nascita”.La riflessione prende spunto da quanto accaduto in questi giorni a Venezia: è stato confermato dal Consiglio comunale un “premio” di 4 punti, nell'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai cittadini extracomunitari che intendano ricongiungersi ai propri familiari. Intento nobile, quello di creare le condizioni perché le famiglie, anche quelle di cittadini stranieri, tornino a vivere sotto lo stesso tetto. Ma per conseguire tale risultato si vogliono far retrocedere nella graduatoria altre persone che hanno l'urgenza di avere una casa per la propria famiglia. Una guerra tra poveri, insomma.
L'intento dei promotori dell'iniziativa, naturalmente, è buono. Ma è una toppa sgualcita posta sopra uno strappo: cerca di riportare uguaglianza tra cittadini dopo aver rinunciato a creare una vera uguaglianza negli altri ambiti che riguardano la vita di un cittadino straniero.
Spieghiamo meglio: un extracomunitario che ha un buon lavoro, giustamente retribuito, non si trova in condizioni diverse da un cittadino italiano che vuole metter su famiglia: non ha bisogno di “premi”, come non si danno “premi” di questo tipo in altri paesi occidentali in cui si riescono a garantire parità di condizioni per tutti. I problemi nascono quando dilaga il lavoro nero e malpagato: Rosarno insegna. Quando gli stranieri riescono ad avere case in affitto solo a prezzi più alti di altri cittadini. Insomma, quando lo stato si dimostra impotente a garantire l'ordine e la legalità. E quando nella cittadinanza non c'è una cultura della giusta accoglienza e del rispetto delle leggi, quando ci sono imprenditori che speculano sul bisogno dei cittadini stranieri di lavorare (“tanto a loro quei soldi bastano per mantenere la famiglia nel loro paese”).
E' questa la vera piaga da combattere, il tarlo che rode il nostro paese. Far intervenire il welfare, con intento buonista, per offrire pari dignità a chi è svantaggiato in altro modo, è una forzatura. Altri cittadini “deboli” si sentiranno ingiustamente scavalcati, non supportati nelle loro necessità. E ingrosseranno le fila di quanti credono che gli stranieri debbano ritornare a casa loro. E invece no: i cittadini immigrati servono alla nostra società, al nostro sistema economico. Basta accoglierli offrendo loro il giusto, mettendoli nelle condizioni di vivere con la loro famiglia e lavorare in regola e in modo dignitoso, rimboccandosi le maniche. Le altre sono scorciatoie che non aiutano, ma avvelenano, il processo di integrazione.
Paolo Fusco
Tratto da GENTE VENETA, n.3/2010
- Commenti (1) - Aggiungi il tuo commento
- Sergio
Sabato, 23 Gennaio 2010 | 18:31
Perché non si procede?
Mi sembrano talmente giuste, direi anche ovvie, le argomentazioni di questo articolo che mi chiedo perché non si vada in questa direzione.
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